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ESSERCI NEL TEMPO: UN MODO PER AVERNE

«Che cos'è il tempo?». Esordisce così don Valerio Chiovaro alla conferenza tenutasi lo scorso 9 Maggio al Collegio G. Cardano. La domanda, apparentemente così banale, ha tuttavia messo in difficoltà i partecipanti alla conferenza, dopotutto  il concetto di tempo è stato il cruccio di diversi filosofi che hanno tentato di definirlo, anche loro con non poche difficoltà.Il tempo è una dimensione fisica, una misura? O il tempo si misura? Nel tentativo di sviscerare ogni aspetto dell'astruso concetto in oggetto, don Valerio propone una prima importante dicotomia esplicativa tra una connotazione oggettiva, per la quale il tempo è un'entità misurabile, oggettiva, definita, e una connotazione soggettiva, ovvero la percezione soggettiva del trascorrere del tempo o, per dirla con le sue parole, «la tua densità di vita all'interno dell'unità di misura».

Per rendere più chiaro questo concetto è stata proposta un'interessante digressione linguistica a partire dal greco classico. I greci utilizzavano tre parole per esprimere il tempo:  χρονος (chronos) è il tempo cronologico, è il tempo ordinato che si oppone al caos; il chronos nel cosmo mette in ordine le cose. La seconda parola è  καιρος (kairos) ovvero “momento giusto o opportuno”, è il tempo delle grandi occasioni; non è il tempo cronologico, ma definisce un periodo di tempo indefinito nel quale ci succede “qualcosa” di importante. Quindi mentre chronos definisce il tempo quantitativo, kairos ne offre una visione più qualitativa. Infine ὥρα (ora), che significa letteralmente “in questo esatto momento”, è il tempo puntuale, il tempo di “quella specifica” occasione, il tempo del sì/no, è il tempo nel quale ci si gioca tutto in un attimo. Anche in italiano abbiamo la parola “ora” che, come spiega lo stesso don Valerio, esprime esattamente “la tua puntuale consistenza in un dato momento”. Ma nella nostra lingua c'è inoltre la parola “adesso” che è un termine temporale ma profondamente relazionale, descrive il tempo nel quale ci si apre all'altro.

 

A questo punto è legittimo chiedersi: il tempo è qualcosa di solamente nostro?

 

È generalmente condiviso che il tempo sia una nostra “cosa”, si deve ammettere tuttavia che il tempo è al contempo una cosa nostra e una cosa che non ci appartiene, una cosa che vorremmo possedere ma che ci sfugge.  Quindi il tempo ci appartiene o noi apparteniamo al tempo?

 

A tal proposito don Valerio offre alla sua platea una suggestione carica di intensità tratta da un testo biblico. Introduce così il concetto di eterno bisogno di dilatare il nostro tempo. Secondo il parroco reggino percepiamo nel nostro sistema spazio-temporale un qualcosa di eternità e un qualcosa di infinito che ci mostra il nostro limite umano e ci fa capire che il tempo non ci basta mai, cioè che il tempo è sempre un passo avanti rispetto alla nostra possibilità di possederlo e proprio per questo motivo sentiamo il costante e  urgente bisogno di riempire il tempo, dilatarlo oltre le nostre misure. Ma, se da un lato cerchiamo di riempire ogni singolo istante di tempo, dall'altro è pur vero che se ne spreca anche parecchio. Risultano sempre vere e attuali, a tal proposito, le parole di Seneca nelle Lettere a Lucilio: «Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell'agire diversamente dal dovuto». Il grande autore latino con questa massima vuole spronare l'amico, e noi con lui, a scegliere come vivere il suo tempo, ad essere parte attiva della propria vita, attori protagonisti della propria esistenza evitando, per negligenza, di perder tempo.

 

Bisogna scegliere in che modo vivere il nostro tempo, bisogna riempirlo con consapevolezza perché solo così possiamo fare veramente esperienza di libertà. Dovremmo quindi parlare di tempo “liberato” da tutte le sovrastrutture che non ce lo fanno vivere,  ovvero «fare del nostro tempo uno spettacolo di libertà» scegliendo, un tempo in cui siamo soggettivamente protagonisti proprio perché quel tempo non tornerà più. E proprio perché il tempo passato non ci viene più restituito, bisognerebbe dare più valore al concetto di tempo donato, di tempo dedicato all'altro come profondo e sincero atto d'amore.

 

Il tema del tempo è sicuramente centrale nella nostra epoca in cui nessuno dice di averne, in cui si crede di poterlo monetizzare, in cui mediamente ciascuno di noi passa circa 4 ore al giorno su internet e in cui aver tempo da dedicare agli altri è considerato un lusso. Viviamo nell'epoca del consumo, dell'avere a scapito dell'essere, dell'accumulo. Accumuliamo oggetti, accumuliamo altisonanti titoli di libri letti, accumuliamo dati, cultura, accumuliamo “esperienze”, foto di viaggi.

 

A cura di Ilenia Russo

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